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Recentemente la Chiesa anglicana ha fatto una sorta di mea culpa per il modo in cui, a suo tempo, aveva trattato Darwin e la sua teoria dell'evoluzione. Il Corriere della Sera ha colto questa occasione per sondare l'orientamento di alcuni pensatori cattolici.

Parlare (e soprattutto, far parlare) di Darwin è una delle mie occupazioni professionali, e il prossimo anno, precisamente il 12 febbraio 2009, ricorrerà il bicentenario della nascita del naturalista inglese. Ovvero, se si preferisce, saranno passati centocinquant'anni dalla pubblicazione de L'Origine delle specie. Insomma sarà un anno in cui un po' tutti si sentiranno obbligati a dire quello che pensano, e temo che ne sentiremo delle belle. I pensatori intervistati dal Corriere, per esempio, coprono uno spettro ampio, dal teologo Vito Mancuso che non vede motivi per alimentare un conflitto tra evoluzione e religione, allo scrittore Maurizio Blondet che considera invece la teoria dell'evoluzione il frutto di un complotto dei biologi.

Tra gli intervistati c'è anche il professore Roberto de Mattei, presidente della Fondazione Lepanto (ogni riferimento all'idea dello scontro di civiltà è puramente intenzionale), che riesce a fare del pensiero di Darwin una premessa di Hitler, ma anche di Marx. Questo riaccende una mia vecchia perplessità: come mai i canoni di merito in uso tra storici e filosofi sono di qualità così infima, da permettere a uno che dice queste cose di diventare professore di storia moderna in una università?

Però ho anche una buona notizia. La Chiesa cattolica, attraverso la Pontificia Università Gregoriana, ha in programma un interessantissimo convegno internazionale, agli inizi di marzo, per una valutazione critica di fatti e teorie dell'evoluzione. La lista dei partecipanti comprende scienziati di grande prestigio, tra i quali si segnalano in particolare alcuni esperti nel campo della microbiologia e della biologia dello sviluppo, scienze che ai tempi di Darwin si trovavano ancora in uno stadio infantile. Uno dei messaggi che mi aspetto scaturisca dall'incontro potrebbe essere questo: l'evoluzione non si spiega solo con "la sopravvivenza del più adatto", neanche se si aggiunge quella specie di lotteria che sono le mutazioni genetiche. Mi piacerebbe anche che si ricordasse che Darwin è stato un grande scienziato, non un mediocre filosofo.

Nella buona notizia ce n'è poi un'altra ancora più buona: tra gli invitati al convegno non c'è nessuno, nessuno, dei sostenitori del creazionismo del "disegno intelligente". In tutto il mondo i creazionisti si danno un gran daffare per convincere i responsabili dell'istruzione che anche le loro teorie andrebbero insegnate nelle scuole. E a volte, con i ministri, ottengono qualche successo. Ma la Chiesa cattolica, evidentemente, non si fa prendere facilmente per il naso.


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