Rieccomi, dopo un'assenza un po' lunga e abbastanza ingiustificata.
Mentre noi aspettiamo di sapere (sarebbe eccessivo dire "di scegliere") chi saranno i nostri prossimi governanti, in Gran Bretagna succedono cose interessanti nella ricerca sulle
cellule staminali. Ma prima di arrivare a parlarne (prossimamente) mi sono ricordata che qualche tempo fa avevo dedicato un post alla
libertà della Chiesa, ed ero rimasta in debito con me stessa di un discorso sulla
libertà della ricerca scientifica. Staminali e libertà di ricerca sono, evidentemente, questioni strettamente collegate tra loro.
Dico subito che la scienza non può essere "libera" nel senso in cui può esserlo una attività scelta per vocazione: è
un'impresa collettiva che ha bisogno di istituti, laboratori, giornali, manager, un apparato che richiede denaro. E visto che spesso si tratta di denaro pubblico, mi pare giusto che i cittadini abbiano diritto di essere informati e di decidere su come vengono spesi i loro soldi. Detto questo, ci sono almeno due problemi fondamentali.
Il primo problema è che per molte persone la scienza va bene fino a che non tocca questioni considerate offensive, i cosiddetti "valori". Un caso tipico è
la teoria dell'evoluzione. C'è chi pensa che gli scienziati studino l'evoluzione per una perversa volontà di renderci uguali a tutti gli altri animali, e per negare Dio. In realtà, per le regole della scienza, nessuna pubblicazione scientifica sarebbe accettata se parlasse pro o contro l'esistenza di Dio: è un argomento che cade completamente fuori dalle capacità di dimostrazione della scienza.
Quello che è successo nei centocinquanta anni dopo che Darwin ha pubblicato
L'Origine delle specie è stato che gli scienziati hanno continuato a sviluppare le sue idee, ne hanno aggiunte di nuove, hanno accumulato scoperte, e la teoria dell'evoluzione è diventata
una delle teorie scientifiche più solide che ci siano. Ma da noi l'evoluzione si può togliere dai programmi scolastici a piacimento, a seconda delle preferenze del ministro di turno, e sui giornali e alla televisione se ne può parlare come di una teoria che fa acqua da tutte le parti.
Chi lo dice? Quasi sempre, a dire queste cose sono persone ispirate da motivi religiosi. Quasi sempre queste persone possono dire quello che vogliono
senza che nessuno le contraddica. Si ha più rispetto per le parole di un cardinale che per quelle di centinaia di scienziati. Anche su questo blog un commentatore ha scritto qualcosa del genere, senza neanche prendersi il disturbo di dire quali fatti secondo lui contraddirebbero la teoria.
Ma c'è un problema ancora peggiore, ed è il
controllo ottuso e soffocante che la politica vuole esercitare sulla scienza. Un esempio grottesco l'abbiamo avuto recentemente, quando il fisico
Luciano Maiani è stato nominato alla presidenza del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Per la prima volta, la nomina era stata frutto del lavoro di un comitato di esperti, capace di valutare il merito dei candidati, il loro prestigio e la loro capacità di direzione,
più che le loro simpatie politiche. Ma c'era un problema: Maiani compariva tra i firmatari della famosa lettera dei fisici al Rettore dell'Università La Sapienza di Roma, la lettera in cui si criticava l'invito all'inaugurazione dell'anno accademico rivolto dal Rettore a Benedetto XVI.
Tanto è bastato perché Maiani fosse oggetto di una campagna di denigrazione vergognosa, con tanto di
documenti fabbricati apposta per screditarlo. In questa operazione calunniosa si è particolarmente distinta
Gabriella Carlucci. Diversi blog hanno seguito l'argomento, che viene anche riassunto in un articolo pubblicato nell'ultimo numero di
Micromega (cui faccio volentieri pubblicità perché ospita anche una cosa che ho scritto io).
Per farla breve, Carlucci ha messo in discussione le competenze scientifiche di Maiani, chiamando in causa alcuni fisici che avevano collaborato con lui. Ma a differenza di quello che di solito accade in Italia, dove i politici possono dire quello che vogliono senza essere contraddetti, gli scienziati
hanno risposto, e smentito puntualmente le accuse della parlamentare. Ne è nato uno scambio surreale, una
sequenza di spropositi che nessuno scrittore satirico sarebbe mai riuscito a mettere in fila. Basti dire che Carlucci è arrivata a pubblicare e commentare sul suo sito testi di fisica delle particelle, e a contestare il parere di scienziati come il premio Nobel Sheldon Glashow che aveva definito Maiani un fisico "stellare". La fatica è stata tale che anche
la padronanza dell'italiano da parte dell'onorevole ne ha risentito.
Fortunatamente la nomina di Maiani non è stata fermata da questi attacchi, e a Carlucci non è rimasto che ripulire il suo blog da
centinaia di commenti sarcastici, l'unico risultato che l'arrogante parlamentare in via di rielezione sia riuscita a raccogliere.